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PlayStation Plus: il gioco libero che prima vuole piani, cataloghi e scadenze

  • 23 ago
  • Tempo di lettura: 3 min

La console voleva solo essere accesa

PlayStation Plus si presenta come la porta ordinata verso il divertimento: abbonamento, giochi, online, cataloghi, vantaggi. Sul sito ufficiale di PlayStation Plus la promessa è pulita: Essential, Extra o Premium, ognuno con il suo grado di generosità digitale.

Il giocatore, nella versione pubblicitaria, sorride davanti a centinaia di titoli PS4 e PS5. Nella versione domestica, invece, è seduto sul divano con il controller in mano e tre piani tariffari nella testa, come se prima di giocare dovesse sostenere un piccolo colloquio con l’ufficio acquisti.

Essential, Extra, Premium: la libertà a scaglioni

Un tempo bastava chiedersi a cosa giocare. Ora bisogna capire in quale fascia esistenziale si colloca il proprio tempo libero: Essential per il minimo sindacale del Plus, Extra per il catalogo giochi, Premium per chi accetta che anche la nostalgia abbia un piano superiore.

Il videogioco è diventato una promessa di semplicità venduta in tre versioni, perché anche il relax deve imparare a segmentarsi. Chi si è già allenato con le offerte sportive in streaming riconosce subito il clima: lo stesso che trasforma una partita in una simulazione contabile, come succede con le offerte DAZN e la loro calcolatrice morale.

Il gioco riscattato, il gioco disponibile, il gioco che se ne va

La parola magica è biblioteca. Una biblioteca dove alcuni giochi sono riscattati, altri sono nel catalogo, altri erano lì ieri e domani salutano tutti senza lasciare nemmeno il segnalibro. A quel punto il giocatore non consulta più la lista dei desideri: controlla lo stato civile dei propri giochi.

Non a caso c’è chi, su Reddit, si chiede come distinguere un titolo reclamato con Essential da uno preso dal catalogo Extra o Premium, in una discussione su come capire se un gioco è stato davvero riscattato. È un momento notevole: il passatempo elettronico produce utenti che devono ricostruire la provenienza amministrativa di un’icona nella dashboard.

Il cloud salva tutto, tranne la sensazione di controllo

PlayStation Plus non è solo catalogo. C’è il multiplayer online, ci sono gli sconti, ci sono i salvataggi cloud, già raccontati nei manuali PlayStation come funzione per copiare i dati sui server, per esempio nella pagina dedicata a PlayStation Plus e ai dati salvati. È rassicurante sapere che la propria partita può sopravvivere alla console.

Naturalmente, per stare tranquilli bisogna ricordarsi abbonamento, account, sincronizzazione, rinnovo, spazio, piattaforma, piano e condizioni. La salvezza automatica funziona benissimo, purché l’essere umano resti abbastanza vigile da non diventare lui il punto debole del sistema.

Da servizio aggiuntivo a condominio del tempo libero

Negli anni PlayStation Plus è cambiato parecchio, come ricostruisce anche Everyeye nel suo speciale su l’evoluzione di PlayStation Plus. Dai giochi mensili e dai salvataggi cloud si è arrivati a un ambiente stratificato, con cataloghi, tier, versioni classiche e accessi più o meno profondi al passato.

È la stessa traiettoria di molti servizi digitali: nascono come scorciatoia e diventano arredamento permanente della vita quotidiana. RaiPlay promette la televisione pubblica sempre disponibile e poi chiede account, app e pazienza; PlayStation Plus promette il gioco e poi chiede manutenzione mentale. Il salotto digitale ormai assomiglia molto a quello descritto da RaiPlay quando la TV diventa amministrazione domestica.

Premere start dopo aver letto le condizioni

La console resta lì, pronta, silenziosa, potente. Dentro ci sono mondi enormi, battaglie, corse, avventure, vecchie glorie, nuove uscite, promesse di accesso immediato. Fuori c’è un utente che prima di premere start deve decidere se quel gioco è suo, se è incluso, se scade, se resta, se richiede online, se dipende dal piano o se appartiene a quella zona grigia dove il possesso somiglia molto a un parcheggio a pagamento.

Per giocare senza pensieri, oggi bisogna pensare abbastanza da non sbagliare abbonamento. E mentre il settore gaming prova a costruire salotti sempre più integrati, come nel caso di Ikea Xbox e del mobile che vuole diventare ecosistema, il vecchio gesto resta quasi commovente: accendere, scegliere, giocare. Quasi.

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