Canone televisivo: la tassa che guarda anche te
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Il canone televisivo è una di quelle istituzioni italiane che riescono a essere contemporaneamente piccole, domestiche e filosofiche. Non è una bolletta, ma ci somiglia. Non è un abbonamento scelto con entusiasmo, ma si comporta come se aveste cliccato “accetto” durante un momento di debolezza. In pratica: possiedi un televisore? Benvenuto nel club. La tessera arriva da sola. Il canone televisivo, noto affettuosamente come canone Rai anche da chi lo pronuncia con la stessa gioia riservata al dentista, è un tributo legato al possesso di un apparecchio televisivo. La parola chiave è possesso, non utilizzo. Questo significa che non importa se guardate solo documentari sulle lontre, televendite notturne o la TV spenta come elemento d’arredo: se l’apparecchio è lì, il canone si sente invitato. La logica è semplice, quasi commovente: il televisore è tecnicamente in grado di ricevere il segnale televisivo, quindi lo Stato presume che possa essere usato. È un po’ come tassare una cyclette perché potrebbe rendervi sportivi, anche se da tre anni sostiene cappotti. Ma almeno la cyclette non arriva in bolletta. Per anni il canone televisivo ha vissuto in quella zona nebulosa della memoria domestica dove finiscono le garanzie degli elettrodomestici e le password del modem. Poi è stato agganciato alla bolletta dell’energia elettrica per le utenze domestiche residenti, trasformandosi in una presenza più puntuale. La luce si accende, il televisore forse pure, il canone sicuramente. Il risultato è un capolavoro di praticità burocratica: paghi l’elettricità e, già che ci sei, anche il diritto potenziale di discutere davanti allo schermo. In questo modo il canone televisivo non deve più bussare alla porta: entra dalla presa. Con educazione, certo, ma entra. In linea generale, paga chi possiede un televisore nella propria abitazione. Non conta quanti televisori ci siano: uno, tre o quello minuscolo in cucina che nessuno accende dal 2009. Il canone è dovuto una sola volta per famiglia anagrafica, il che almeno evita la scena del televisore in camera che pretende la sua quota personale. Esistono però casi di esenzione. Chi non possiede alcun apparecchio televisivo può presentare una dichiarazione sostitutiva secondo le modalità previste dall’Agenzia delle Entrate. Anche alcuni cittadini over 75 con reddito entro determinati limiti possono essere esonerati. Poi ci sono casistiche particolari, come diplomatici e militari stranieri. Una delle domande più frequenti è: se guardo contenuti su computer, tablet o smartphone, devo pagare il canone televisivo? La questione ruota attorno alla capacità dell’apparecchio di ricevere il segnale televisivo tradizionale. Un dispositivo usato solo per internet, senza sintonizzatore TV, non è normalmente considerato televisore. La smart TV, invece, anche se la usate solo per piattaforme online, resta pur sempre una TV. Qui nasce il paradosso contemporaneo: possiamo vivere in un ecosistema di app, abbonamenti, profili condivisi, telecomandi senza numeri e aggiornamenti firmware, ma il concetto decisivo rimane antico e robusto: hai un apparecchio televisivo? Allora il canone televisivo ti osserva con la calma di un funzionario che ha già preparato il modulo. Per dichiarare di non possedere un televisore, non basta sussurrarlo alla presa elettrica. Serve inviare l’apposita dichiarazione nei tempi corretti. Ed è qui che il cittadino italiano ritrova una delle sue esperienze formative più intense: compilare un modulo sapendo che una casella sbagliata può trasformare una semplice pratica in una piccola saga epistolare. La cosa migliore è controllare sempre istruzioni, scadenze e requisiti sui canali ufficiali, perché il canone televisivo ha una caratteristica comune alle norme fiscali: sembra immobile, poi un giorno cambia una virgola e tutti fingono di averlo sempre saputo. Il canone televisivo non è l’argomento più romantico da affrontare in salotto, ma ha un merito: ci ricorda che la modernità italiana riesce a unire alta definizione, bolletta elettrica e dichiarazioni sostitutive in un’unica esperienza narrativa. Non serve arrabbiarsi: meglio capire come funziona, verificare se si deve pagare o se si ha diritto all’esenzione, e conservare le ricevute con cura. Perché alla fine il televisore può anche restare spento. Ma il canone, almeno amministrativamente, ha sempre trovato il modo di fare audience. ODRUSSA!


